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Rapporto annuale
2017
Imprese e diritti umani

Diritti umani ed economia in Svizzera: ultimi sviluppi

Una delle questioni chiave nel dibattito sulla responsabilità delle imprese in tema di diritti umani è come attuare concretamente i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e seguire le Linee guida OCSE destinate alle imprese multinazionali. Com’è la situazione in Svizzera?

Il 9 dicembre 2016, il Consiglio federale ha presentato un piano d’azione nazionale (PAN) per l’attuazione dei Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (Principi guida ONU) approvati dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani. Elaborato in adempimento del postulato 12.3503 «Una strategia Ruggie per la Svizzera», il PAN definisce le misure che la Svizzera intende adottare nel settore della responsabilità delle imprese in materia di diritti umani. I Principi guida ONU poggiano sui tre pilastri «Protect, Respect and Remedy» (proteggere, rispettare e riparare): il primo pilastro obbliga i Paesi membri a provvedere affinché le imprese che operano nel loro territorio non compromettano la protezione dei diritti umani; il secondo esorta le imprese a integrare la protezione dei diritti umani nella loro cultura aziendale e ad adottare misure appropriate per prevenire, attenuare e all’occorrenza riparare eventuali violazioni di tali diritti; il terzo disciplina la responsabilità collettiva di Stati e imprese nel dare alle vittime di violazioni dei diritti umani la possibilità di accedere a un aiuto efficace. Nel PAN, il Consiglio federale espone 50 strumenti politici con i quali intende attuare gli obblighi derivanti dal primo e terzo pilastro puntando su una combinazione intelligente (smart mix) di misure giuridicamente vincolanti e non vincolanti. Tutti gli strumenti politici giuridicamente vincolanti fanno riferimento a misure già in essere, principalmente nel settore dei servizi per situazioni di conflitto e di crisi. Non sono previste nuove misure giuridicamente vincolanti. Il NAP si prefigge da un lato di comunicare alle aziende le aspettative del Consiglio federale in materia di protezione dei diritti umani nel quadro delle attività economiche nonché di informarle e sensibilizzarle al riguardo, dall’altro di migliorare la coerenza delle attività statali. Il Consiglio federale esaminerà e aggiornerà ogni due anni la strategia esposta nel PAN e l’attuazione delle misure in esso presentate.

Durante la stesura del PAN, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha incaricato il CSDU e l’Istituto svizzero di diritto comparato (SIR) di svolgere uno studio di diritto comparato sui meccanismi di riparazione in relazione alla violazione dei diritti umani da parte di imprese in un Paese ospitante, e di eseguire un’analisi delle misure giudiziarie e non giudiziarie per un accesso effettivo a una riparazione in Svizzera quale Paese di appartenenza di imprese attive a livello transnazionale.

«Il dibattito in corso in Svizzera si inserisce nella tendenza internazionale a radicare maggiormente nella legge gli obblighi di diligenza.»

Il dibattito sull’iniziativa per multinazionali responsabili prosegue

Parallelamente allo sviluppo ma prima del completamento del PAN, nell’aprile del 2015 una coalizione di ONG ha lanciato l’iniziativa popolare «Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente» (Iniziativa multinazionali responsabili) con l’intento d’integrare nella Costituzione federale un obbligo generale di diligenza per le imprese che hanno la sede statutaria, l’amministrazione centrale o la sede principale in Svizzera. Secondo gli iniziativisti, la responsabilità delle imprese in materia di diritti umani e protezione dell’ambiente non deve essere limitata alle imprese, ma va estesa anche alle unità da esse controllate (è sufficiente un controllo di fatto attraverso l’esercizio di un potere economico). L’iniziativa amplia così la responsabilità delle imprese all’intera catena del valore, indipendentemente dalle strutture societarie. Alla stregua della responsabilità del padrone d’azienda di cui all’articolo 55 CO, la responsabilità delle imprese prevista dall’iniziativa stabilisce che una multinazionale deve rispondere dei danni che le imprese estere da essa controllate cagionano nell’esercizio delle loro incombenze d’affari. È data possibilità di discolpa se l’impresa svizzera dimostra di aver adempiuto al suo obbligo di diligenza. Attualmente (aprile 2018), l’iniziativa viene discussa nelle commissioni parlamentari. Si sta inoltre vagliando l’opportunità di elaborare un controprogetto.

Il dibattito in corso in Svizzera si inserisce nella tendenza internazionale a radicare maggiormente nella legge gli obblighi di diligenza. Per esempio, nel marzo del 2017 la Francia ha introdotto con la «Loi relative au devoir vigilance» (LOI n° 2017-399, legge relativa al dovere di vigilanza) un obbligo legale di diligenza, mentre nei Paesi Bassi è attualmente pendente in Senato un disegno di legge per un obbligo di diligenza riguardante il lavoro minorile (Child Labour Due Diligence Law).

Lavoratori su un ponteggio. (Immagine: Shutterstock)

L’importanza del Punto di contatto nazionale

Il Punto di contatto nazionale (PCN) addetto alle Linee guida OCSE per imprese multinazionali svolge un ruolo importante ai fini dell’attuazione dei diritti umani nel contesto economico. Annesso alla SECO, il PCN tratta le segnalazioni di violazioni delle Linee guida OCSE da parte di imprese svizzere e offre alle parti un forum per discutere in modo confidenziale e trovare un accomodamento su questioni controverse.

Il 2 maggio 2017, il PCN ha pubblicato il suo rapporto finale sulla mediazione tra la federazione sindacale globale BWI (Building and Wood Workers’ International) e la federazione internazionale di calcio FIFA. Oggetto della procedura: la situazione dal punto di vista del diritto del lavoro e dei diritti umani dei lavoratori migranti impiegati nella costruzione degli stadi per i mondiali di calcio del 2022 in Qatar. Il PCN è giunto alla conclusione che il criterio determinante per potersi qualificare come impresa ai sensi delle Linee guida OCSE non è la natura giuridica bensì l’attività economica. Per questo motivo, le Linee guida OCSE si applicano nel caso specifico pure alla FIFA, nonostante sia un’associazione ai sensi degli articoli 60 e seguenti CC. Per quanto riguarda il contenuto, le parti hanno concordato una serie di misure volte a migliorare la situazione dei lavoratori migranti sul posto. Dato che entrambe le parti hanno acconsentito alla pubblicazione dell’accordo, questa procedura dovrebbe sortire effetti anche oltre il caso concreto.

«Rapporto annuale CSDU 2017»
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